Certe foto sono reverie, sogni a occhi aperti, a volte incubi,
immagini balenanti, schegge che spalancano il vuoto.
C’è un ricordo e una fotografia come cupo risarcimento.
Facciamo corrispondere dei ricordi a delle immagini, ma è un nocturama spento, lontano e allucinatorio. I ricordi nitidi sono impossibili oltre che estenuanti. Così come rintracciare i passi perduti, ritrovarne la mappa visionaria. Così si vuole riviverli, rinunciando alle apparenti verità e facendo di esso l’astratta
prova generale della memoria.
Il ricordo è una luminosa vittoria ordita contro il silenzio.